domenica 5 giugno 2016

Un estratto dal mio libro



Vi offro un piccolo estratto dalle Fate del Travancore, una piccola parte del racconto che narra di Judy, moglie vittima dell'alcolismo del marito, violento ma senza esserlo di natura, schiavo dell'inedia dovuta alla disoccupazione in una zona costiera dell'India del sud, eppure, assieme, riusciranno ad uscire da questa situazione...
Vi ricordo che il libro edito da Edizioni dell'Eremo lo trovate in tutte le librerie, su ordinazione se non presente, oppure contattandomi (tenny2004@libero.it), (ne ho ancora qualche copia), mentre l'ebook (edito da Panesi) vive del suo percorso online negli store digitali o direttamente dal sito dell'editore.




'...Però gli squali no: purtroppo rinunciare anche ad uno solo di essi voleva dire per il proprietario delle barche rinunciare ad un buon reddito, ma sui delfini e le tartarughe non transigeva, sapeva che la privazione di quella piccola parte di occasionale pescato avrebbe nel tempo premiato quell’inconsapevole spirito ecologista.
Tra poco sarebbe arrivata l’ora di andare ad attendere davanti alla scuola Reshma: le piaceva l’uniforme verde e bianca della scuola e solo per la scuola le acquistò un paio di sandali eleganti durante i primi giorni di lezione, con perline che ornavano la fascia di pelle infradito. Ci teneva che la figlia fosse dignitosa e ogni mattina, svegliandosi presto per l’accurata toletta, le legava meticolosamente i capelli in due codini stretti con nastri di raso e le metteva sempre le cavigliere d’argento regalate alla bimba dai nonni il giorno del battesimo, allora larghe, ma pensate proprio per quando avrebbe iniziato gli studi.
Aveva ancora una quarantina di minuti tutti per sé, per quel momento speciale: dietro di lei un gruppo di uomini seduti al riparo di una palma attendeva chiacchierando il proprio turno per il taglio dei capelli, solo venti rupie, lì accomodati in pieno ozio sulla spiaggia, in cerchio o sparpagliati in attesa, tra barche abbandonate e scheletri nautici di un passato diverso.
Alcuni di loro bevevano toddy, altri discutevano di tutto e di nulla, indolenti e pigri, assuefatti nel lasciarsi andare in attesa, sempre in attesa, mai veramente attivi. Dalla sabbia, in alcuni tratti, spuntavano matasse di reti aggrovigliate, rotte durante la pesca da grossi squali o da delfini intrappolati, oppure da grossi tonni o altri pesci pelagici e gettate sulla spiaggia tra mille rifiuti, sacchetti di plastica, lattine di birra vuote, bottiglie di toddy bevute di nascosto, la notte, quasi in vergogna.
I granchi spuntavano dalle loro tane sotto la rena: piccoli occhietti scuri, senza emotività apparente; cercavano il giusto momento per correre veloci, lateralmente, sino agli scogli per inumidire le corazze giallognole e nutrirsi con residui di pesci morti o piccole creature marine portate verso riva dalle correnti.
In quella mezz’ora residua Judy voleva per sé solo il mare e si distrasse dal suo umore ascoltando le grida di un paio di aquile pariah che volteggiavano in cerchio attorno ad una rivale dalla testa bianca, riuscendo nell’impresa di catturare un malcapitato cefalo troppo vicino alla superficie per sfuggire all’acuta vista del rapace.
Alla fine vinsero però i corvi, compatti e numerosi, una vera battaglia aerea fatta di equilibrismi, virate e volteggi d’alta scuola acrobatica, attacchi e difese ripetuti sin quando l’aquila dalla testa bianca abbandonò all’aria la sua preda subito raccolta da un corvo veloce nel portare la refurtiva sopra una palma, litigandola a sua volta con tutto il gruppo di corvi...'


[1] Milvus migrans è il nibbio bruno.
[2]Haliastur indus è il nibbio bramino, aquila di mare dalla testa bianca diffusa in tutta l’Asia.